Al
centro della sala dominava una tavola imbandita. Su una tovaglia
immacolata e riccamente ricamata, facevano bella mostra uova fritte con
salsa di pomodoro, con cipolla e peperoncino.
Fece una smorfia, alzando lo sguardo sul padrone di casa, arrossendo rovinosamente.
«Non è molto leggero, ma ti darà la carica per affrontare la giornata», le assicurò, sedendo a sua volta.
Giulia fissò con diffidenza il piatto.
«Tieni conto che pranziamo alle due e ceniamo alle dieci di sera».
«È molto piccante?», si informò, mentre Clark le preparava una piccola porzione.
«Prova
e se non ti piace, potrai optare per i panini dolci da bagnare nel
caffè o anche per le chilaquiles», la rassicurò, prima di sciogliersi in
una risata fresca e divertita. «Sai cosa sono i chilaquiles?», le
chiese, come se parlasse ad una bambina.
Si
era riempito il piatto, ma con un gesto rapido lo allontanò
leggermente, poggiando i gomiti sul ripiano per osservarla incuriosito.
Giulia scosse il capo. L'espressione sul volto scuro si addolcì, abbassando le lunghe ciglia nere sulle iridi chiare.
«Sono
strisce di tortilla fritte o nachos, condite con salsa piccante. Le
chilaquiles sono fatte con carne di pollo o di tacchino, ma anche con le
uova», si avvicinò il recipiente per osservarlo brevemente. «Queste
sono con il pollo», concluse, facendole cenno se ne voleva.
«Prendo
le uova», si decise infine, assaggiando il primo boccone con cautela,
per poi ripetere l'operazione con maggiore fiducia.
Sentiva
lo sguardo di Clark fisso su di lei e continuava a mangiare,
determinata a non mostrare alcuna forma di cedimento, ma al quarto
boccone aveva la bocca e la gola in fiamme. Tossicchiando, allungò una
mano alla ceca per prendere l'acqua.
«Bevi!», ridacchiò l'insensibile al suo fianco.
Lo
guardò torvo, tracannando un altro bicchiere d'acqua. Con le lacrime
agli occhi, si portò una mano alla gola. «È un attentato!», farfugliò,
cercando di riprendersi.

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